12 Marzo 2026

Che cos’è l’agricoltura sociale e perché è importante?

Che cos’è l’agricoltura sociale?

L’agricoltura sociale (nota anche come *care farming* o *green care*, a seconda delle tipologie di progetto, degli obiettivi principali e dei sistemi di welfare in cui operano le aziende agricole) valorizza le aziende agricole attive e le attività agricole per offrire servizi diversificati e rafforzare la rete di protezione sociale per persone e comunità vulnerabili nelle aree rurali e periurbane.

Le aziende agricole sociali possono offrire servizi terapeutici, riabilitativi, educativi o di supporto sociale a persone che affrontano situazioni di svantaggio, malattia o esclusione sociale, ma anche a comunità più ampie come famiglie, anziani, bambini e iniziative basate sulla comunità. L’inclusione lavorativa è anch’essa parte delle iniziative di agricoltura sociale, valorizzando le risorse naturali — piante e animali — gestite dalle aziende agricole nei processi produttivi quotidiani e offrendo un ambiente relazionale capace di facilitare il dialogo personale e sociale.

Attraverso attività come la semina, la raccolta, la cura degli animali e la trasformazione alimentare, i partecipanti si impegnano in un lavoro significativo insieme ad agricoltori e operatori. Le aziende agricole diventano “aule viventi”, ambienti reali e protetti in cui le pratiche agricole quotidiane favoriscono l’apprendimento, il benessere, il dialogo sociale, l’innovazione nei servizi e l’inclusione sociale.

L’interazione con le risorse basate sulla natura ha il potenziale di stimolare attività agricole significative, flessibili e adattabili, prive di stigma, promuovendo al contempo le aspettative, i bisogni e le capacità individuali delle persone vulnerabili. La partecipazione alla vita quotidiana di un piccolo gruppo impegnato nelle attività agricole, in un ambiente reale aperto alla società, favorisce lo sviluppo delle competenze relazionali personali e del dialogo sociale.

A differenza dell’agricoltura tradizionale, che si concentra principalmente sulla produzione alimentare, l’agricoltura sociale integra l’attività agricola con l’assistenza sociale. Crea opportunità per persone che altrimenti potrebbero essere escluse dal mercato del lavoro o dalla partecipazione sociale — come individui con disabilità fisiche o mentali, persone in fase di recupero da dipendenze, migranti, anziani a rischio di isolamento e persone disoccupate di lungo periodo.

Spesso situate in aree rurali o semi-rurali, le aziende di agricoltura sociale creano spazi in cui le persone possono riconnettersi con la natura, sviluppare competenze e costruire un senso di appartenenza attraverso attività pratiche basate sulla comunità. Nelle aree periurbane, le iniziative di agricoltura sociale possono offrire attività significative per le persone in difficoltà, contribuendo al contempo a rivitalizzare le relazioni tra aree rurali e urbane in una prospettiva di prosperità condivisa.

La storia dell’agricoltura sociale

Il concetto di agricoltura sociale non è nuovo. Diverse forme di assistenza basata sull’attività agricola esistono da secoli, dalle pratiche medievali di agricoltura terapeutica fino allo sviluppo di aziende agricole di cura strutturate a partire dalla metà del XX secolo.

Il concetto ha iniziato a prendere una forma più definita negli anni ’60 in molti Paesi europei, in particolare nei Paesi Bassi e in Belgio, dove agricoltori e operatori dei servizi sociali hanno iniziato a collegare intenzionalmente l’agricoltura ai servizi di assistenza sociale. In Italia, il processo si è sviluppato parallelamente ai movimenti di contro-urbanizzazione e di contestazione sociale, nonché alle campagne contro gli ospedali psichiatrici e alla loro successiva chiusura. In questo periodo, le aree rurali stavano vivendo fenomeni di spopolamento e trasformazioni economiche, mentre gli approcci istituzionali alla salute mentale venivano sempre più criticati e alcuni gruppi di giovani iniziavano a esplorare nuovi modi di fare agricoltura.

In risposta, alcune piccole aziende agricole e gruppi di agricoltura comunitaria hanno iniziato ad accogliere persone con disabilità, problemi di salute mentale o altre forme di svantaggio sociale. Queste aziende hanno trasformato capacità agricole inutilizzate in spazi dedicati alla cura, alla riabilitazione e alla formazione.

A partire dagli anni ’90, l’agricoltura sociale si è diffusa rapidamente, in particolare nei Paesi Bassi, dove il Ministero dell’Agricoltura ha sostenuto la diversificazione delle attività agricole e lo sviluppo delle aziende agricole sociali come fornitori di servizi finanziati attraverso risorse pubbliche e private. Nel Regno Unito, le attività di *green care* hanno iniziato a diffondersi e a ottenere riconoscimento. Reti nazionali, standard di qualità e nuovi meccanismi di finanziamento — come i budget individuali per l’assistenza e i contratti comunali — hanno sostenuto questa crescita all’interno dei sistemi di welfare dell’Europa settentrionale.

Nei Paesi mediterranei, caratterizzati da un diverso modello di welfare, l’agricoltura sociale è emersa per la prima volta negli anni ’60 ed è stata riscoperta a partire dalla fine degli anni ’90 come parte di processi più ampi di innovazione dei servizi nelle aree rurali. In questi contesti, le iniziative erano principalmente di natura volontaria e organizzate in collaborazione con le autorità sanitarie locali, con aziende agricole produttive attivamente coinvolte nella vita della comunità.

A livello dell’UE, una prima Comunità di Pratica, Farming for Healthè stata istituita nel 2003. Sono seguite diverse iniziative derivate, tra cui il progetto SOFAR finanziato dal Sesto Programma Quadro dell’UE e l’Azione COST 866 sulla *Green Care*. Queste iniziative hanno contribuito a sviluppare una prima comprensione condivisa sia delle somiglianze che delle differenze nell’uso delle risorse agricole nei diversi sistemi di welfare e contesti nazionali.

Oggi, l’agricoltura sociale è sempre più riconosciuta in tutta Europa come una strategia multifunzionale di sviluppo rurale. Iniziative finanziate dall’UE, progetti di ricerca, programmi di formazione e collaborazioni transfrontaliere hanno contribuito a valorizzare la ricchezza e la diversità del fenomeno nei diversi Paesi europei — dall’Irlanda all’Italia e alla Francia, fino alla Slovenia e alla Germania — sostenendo la rigenerazione rurale, l’innovazione nei servizi, le opportunità di lavoro e l’inclusione sociale.

L’agricoltura sociale in Italia

In Italia, l’agricoltura sociale si riferisce all’uso delle attività agricole per fornire servizi sociali, sanitari ed educativi accanto alla produzione alimentare.

Le leggi regionali introdotte a partire dal 2010, insieme alla legge nazionale sull’agricoltura sociale (Legge 114/2015), hanno definito un quadro comune per l’organizzazione e il riconoscimento di queste pratiche a livello regionale e locale. Tuttavia, attualmente non esistono politiche nazionali dedicate che regolino pienamente il settore, sebbene fondi specifici provenienti dal FEASR, dal FSE e dalle politiche sociali nazionali sostengano progetti e attività sul territorio.

La maggior parte delle aziende agricole si sostiene economicamente attraverso la produzione alimentare, ma può anche partecipare allo sviluppo di servizi sociali, sanitari e comunitari a livello locale, in collaborazione con autorità pubbliche e organizzazioni non profit. Nel caso italiano, un mix innovativo di supporto pubblico, sostenibilità economica privata, partecipazione volontaria alla vita della comunità locale, reputazione aziendale e mercati alimentari locali crea una nuova frontiera per la co-produzione di beni pubblici e privati, ovvero valore sociale ed economico.

Le responsabilità sono distribuite tra diversi livelli di governance. Le istituzioni regionali supervisionano gli aspetti agricoli e sanitari, mentre i comuni o le Unioni di Comuni gestiscono le componenti sociali. Di conseguenza, lo sviluppo delle iniziative di agricoltura sociale dipende spesso dalle normative locali, dalle reti esistenti e dal livello di consapevolezza e coinvolgimento degli attori regionali.

Questa struttura decentralizzata fa sì che l’organizzazione, i quadri giuridici e i sistemi di supporto per l’agricoltura sociale varino tra le diverse regioni italiane. In Toscana, dove è attivo il programma UPFARM finanziato dall’UE, gli sforzi in corso per rafforzare il quadro normativo (con una legge recente riorganizzata nel 2023 con procedure più chiare) dovrebbero contribuire a stabilizzare il sistema e a ridurre le barriere per le aziende agricole interessate a sviluppare attività di agricoltura sociale.

Perché l’agricoltura sociale è importante

L’agricoltura sociale può svolgere un ruolo importante nella rivitalizzazione delle aree rurali e periferiche, in particolare di quelle colpite da spopolamento o declino economico, favorendo al contempo la creazione di nuovi legami e forme di dialogo tra aree rurali e urbane. Creando opportunità di lavoro, riattivando terreni sottoutilizzati, attirando nuove attività nelle aree rurali e generando mercati alimentari locali innovativi, contribuisce a riconnettere le comunità con il territorio rurale.

Allo stesso tempo, le aziende di agricoltura sociale contribuiscono a colmare le lacune nei servizi di welfare, in particolare nelle regioni in cui le risorse pubbliche sono limitate. Offrono spazi basati sulla comunità in cui cura, formazione e partecipazione sociale possono svilupparsi in un ambiente accessibile e di supporto.

Per gli agricoltori, l’agricoltura sociale rappresenta un modo sostenibile per reintegrare le proprie attività nelle comunità locali, acquisire maggiore visibilità, diversificare i propri interessi oltre gli aspetti puramente economici e rafforzare il proprio riconoscimento. In alcuni casi — come nella fornitura di servizi quali asili o nella partecipazione a progetti specifici — le aziende agricole possono anche generare reddito aggiuntivo. I benefici economici possono derivare da finanziamenti pubblici, incentivi fiscali, pagamenti diretti per i servizi, aumento della produzione agricola e crescente interesse dei consumatori verso sistemi alimentari etici e socialmente responsabili. Accanto alle attività produttive, gli agricoltori aumentano anche la loro partecipazione alla vita della comunità e rafforzano il proprio ruolo come membri attivi della società locale.

Oltre al valore economico, le aziende di agricoltura sociale diventano spesso ambienti sicuri e inclusivi in cui le persone sono riconosciute per il loro contributo, piuttosto che definite dalle loro difficoltà. I partecipanti acquisiscono competenze pratiche, rafforzano la fiducia in sé stessi e sperimentano un senso di scopo e di appartenenza attraverso le risorse naturali — piante e animali — la guida degli agricoltori e il supporto professionale degli operatori sociali provenienti sia da istituzioni pubbliche sia da organizzazioni non profit.

Molte iniziative di agricoltura sociale fungono anche da spazi terapeutici, luoghi di formazione professionale e centri di educazione ambientale. Combinando assistenza sociale e agricoltura sostenibile, l’agricoltura sociale contribuisce a sistemi alimentari più resilienti, che danno priorità sia al benessere umano sia alla salute del pianeta.

In conclusione

Di fronte a crescenti disuguaglianze sociali, a una maggiore pressione sui sistemi di welfare e alla necessità di una produzione alimentare più sostenibile, l’agricoltura sociale offre un modello efficace capace di connettere queste sfide. In regioni come la Toscana, l’agricoltura sociale ha il potenziale di rafforzare sia le persone sia i territori.

Con il giusto supporto, politiche adeguate e una collaborazione efficace tra agricoltori, servizi sociali e autorità locali, iniziative come UPFARM possono continuare a crescere — creando aziende agricole che nutrono sia la terra sia le persone, promuovono la giustizia sociale e contribuiscono a ridurre le disuguaglianze.